Mi hai cambiato!

Nel mio libro Tornare a esplorare ho dedicato un intero capitolo al darmi la possibilità di cambiare idea. Cambiare richiede coraggio nei confronti di sé stessi e mette in crisi l’immagine che gli altri hanno di noi. Specialmente nella nostra società, dove siamo sempre più portati a irrigidirci nelle nostre posizioni, forse per paura di risultare “perdenti” se lasciamo entrare idee che possono mettere in dubbio le nostre credenze cristallizzate.

Per chi ha buona memoria, fino a poco più di un anno fa avevo una posizione molto critica nei confronti dei cani, dei proprietari di cani e dei cani in natura. Sono cresciuto insieme ai gatti e con una cultura famigliare che omologava i cani nella macchietta di animali tutti gioco e bava, incapaci di stare al mondo.

L’anno scorso ho deciso di mettermi in gioco, accogliendo al mio fianco Sorba, figlia di Malù e Semola, quest’ultimo il compagno di vita di un caro amico, cane che ha fatto breccia nel mio cuore con la sua sensibilità e intelligenza.

Prima di continuare, un coming out: Sorba è un border collie, la razza di cani considerata in assoluto la più intelligente (sono capaci di dare significato a oltre 1200 parole e sono tra i pochissimi cani capaci di avere comportamenti predittivi in situazioni nuove e complesse). All’inizio ho ovviamente considerato il mio cane eccezionale, la migliore, la più bella, la più intelligente del mondo. Poi un giorno mi sono reso conto che questo tipo di pensiero è profondamente ingiusto ed espone a un grande pericolo: oggi ti elevo, domani ti tiro giù. Il punto centrale non è l’intelligenza ma la relazione, che va costantemente costruita con un essere che ha scelto di affidarmi la sua vita. Non è una figlia, non è una moglie, è un tipo di relazione diversa da tutte le altre e che oggi non voglio nemmeno provare a descrivere.

Prima di Sorba, la mia posizione coi cani in natura era essenzialmente questa: meglio senza, ma comunque sempre al guinzaglio, contenuti, magari con pure la museruola. Andavo in giro con lo spray al peperoncino, per difendermi in caso di aggressione, cosa che effettivamente è successa in due occasioni. Anche per questi episodi comprendo e non rinnego quel Luca rigido e spaventato, ma sono felice ci sia stata una trasformazione dentro di me, che ora provo a descrivere.

Quando ho accolto Sorba, ho investito tempo e risorse in un percorso educativo. All’inizio pensavo fosse un percorso per il cane, ma mi sono reso conto che era soprattutto per me. Ho imparato non solo a leggere il suo linguaggio del corpo, ma ad affinare il mio nei suoi confronti, capendo ancora meglio quanto nella nostra cultura siamo profondamente disconnessi dalla nostra prossemica.

Il lavoro con lei si è concentrato soprattutto sul conoscerla: chi è il mio cane? come interagisce col mondo esterno? come reagisce agli stimoli?

Essendo un cane da conduzione (=pastore) il suo istinto la porta ad essere estremamente socievole ed empatica, ma anche ad avere un predatorio molto forte (seppur con la catena interrotta a differenza ad esempio degli Husky) e uno spiccato controllo dei movimenti. 

Ho lavorato con un’istruttrice cinofila, insieme alla quale ho insegnato a Sorba anche i comandi di base. Non perché traessi piacere che mi “obbedisse”, ma perché sono degli strumenti fondamentali per guidarla e quindi aiutarla in determinate situazioni.

Mi ricordo l’istruttrice che in una delle prime lezioni mi ha detto che Sorba è un cane potenzialmente molto bravo, ma con delle fragilità, e comunque che avremmo dovuto rispettare le sue inclinazioni e lasciarle compiere le sue scelte nella vita.
Le sue scelte? Un cane? Ma di cosa stiamo parlando? L’ho capito molto tempo dopo. 

Oggi Sorba ha 14 mesi, è un cane in piena adolescenza (sì, anche io sono stato sorpreso dal sapere che ce l’hanno anche loro). In questo preciso momento sta facendo il suo secondo calore, un momento molto delicato perché potrebbe portarla ad avere dei comportamenti non compatibili con il nostro mondo, come per esempio allontanarsi molto in cerca di un partner. In realtà, proprio grazie alla relazione che ho instaurato con lei in quest’ultimo anno, mi rendo conto che non sono necessarie molte di quelle accortezze per le cagne in calore. Non prova a scappare, anzi, forse proprio perché si sente più vulnerabile e avendo fiducia in me, tende a starmi ancora più vicina.

Anche al di fuori del momento dell’estro, ho imparato ad avere una gestione con lei basata sulla fiducia e sulla conoscenza.

Per esempio quando sono in natura, solitamente la tengo slegata. Nonostante la sua razza, il lavoro che abbiamo fatto insieme le permette di controllare l’impulso di inseguire i selvatici nella maggior parte dei casi. La maggiore difficoltà è con le marmotte, ma come darle torto: queste fischiano e poi partono a correre. E’ un evidente invito a farsi inseguire! (scherzo, quelle poche volte che è successo è stata abbondantemente sgridata e il suo comportamento è ormai quasi del tutto corretto).

Quando incontriamo altri cani, a meno che l’altra persona non me lo chieda esplicitamente, non la lego mai. Questo perché conosco il mio cane, e so che è molto brava a relazionarsi coi suoi simili, riuscendo a smorzare anche quelli più aggressivi.

La maggiore difficoltà è in realtà quando incontriamo persone sui sentieri: Sorba è estremamente socievole e ha ancora quell’istinto da cucciola per cui deve conoscere tutti. Questo può essere fastidioso per chi ha paura dei cani, che se la vede arrivare senza saper leggere il suo linguaggio del corpo. La conseguenza è un irrigidimento, che Sorba interpreta come una stranezza, per cui va in controllo e tende ad alzarsi sulla persona. E’ un comportamento che si sta affievolendo con la sua maturazione e con l’abitudine a incontrare persone, ma che la espone ad un pericolo: proprio chi ha paura dei cani e quindi reagisce peggio trigghera in lei un comportamento anti-sociale.

Il paradosso è che per insegnarle a essere più centrata, ha necessità di fare incontri positivi con sconosciuti senza essere al guinzaglio. Col tempo sono diventato anche io molto bravo a leggere a distanza il linguaggio del corpo delle persone, capendo da subito chi gradisce il contatto con lei e chi no. La maggior parte delle volte va bene, ma ammetto che non sono mancate le occasioni in cui Sorba ha dato contatto fisico a persone che non lo gradivano e mi sono beccato i miei begli insulti. Per quanto possano essere reazioni eccessive le comprendo, ho sempre chiesto scusa e comunque ho la certezza matematica che il suo è un comportamento espansivo ma non aggressivo. 

E’ un equilibrio davvero complesso: i cani non imparano con la teoria, hanno bisogno di fare esperienza per cambiare i loro comportamenti. Tradotto, vuol dire che prenderci qualche vaffanculo oggi le permette domani di interagire con le persone in maniera bilanciata. Se le impedissi di avvicinarsi alle persone a priori, sarebbe un cane sempre più frustrato e quindi reattivo nel momento in cui si trova libera con davanti uno sconosciuto. E’ quello che succede anche con gli altri cani, spesso noto quanto i proprietari tengano i loro guinzagli tesi, trasmettendo ansia e frustrazione ai loro animali. Certo, questo la espone anche al pericolo di prendersi magari un calcio o comunque essere traumatizzata, ma nell’augurio e nel fare tutto il possibile che questo non succeda è un tipo di rischio che ha lo stesso sapore di quelli che sono abituato a correre consapevolmente in montagna.

Nella serie di insulti, spesso mi sono sentito dire che è illegale tenere i cani liberi in natura, una convinzione che avevo anche io ma che non è esatta. In realtà non esistono delle leggi nazionali che regolano la questione, tutto viene lasciato agli enti territoriali. Nella maggior parte dei casi vige l’obbligo del guinzaglio negli spazi pubblici (parchi, strade etc), ma non in quelli demaniali, come per esempio i boschi o un sentiero in montagna. Nelle aree protette le regole sono solitamente più restrittive, ed è doveroso informarsi. 

Detto tutto questo, penso che la chiave sia proprio quella di conoscere a fondo il proprio animale e riuscire a prevedere le sue reazioni a determinati stimoli. Ancora una volta, il punto centrale è la relazione. Ho un caro amico che ha una relazione talmente solida col suo cane che lo può tenere libero anche sul marciapiede, con la certezza che non reagirà né alle persone né ad automobili e biciclette sulla strada, stando perfettamente al suo fianco.
Tuttavia ho anche incontrato troppi proprietari di cani che idealizzano il loro animale, negandosi di conoscerlo per davvero, cadendo in quelle dinamiche orribili per cui il cane è libero, ha un comportamento aggressivo e fingono di essere sorpresi, senza nemmeno scusarsi. Se conosci bene il tuo cane, sai bene come reagirà ad un incontro e non rispettare lo spazio e la serenità degli altri (animali o persone) è un comportamento per me ingiustificabile. 

Quindi, cani liberi o guinzaglio? Cosa ne pensa il Luca di oggi rispetto a quello di due anni fa che li avrebbe ingabbiati tutti?

La mia risposta è: dipende. Non esiste una verità assoluta. E non dipende solo dal cane, ma da quanto il proprietario abbia voglia di mettersi in gioco (osservare, capire, studiare, rispettare).

Se il cane è bilanciato, risponde ai comandi e soprattutto al richiamo, non ha comportamenti aggressivi, non parte dietro ai selvatici…allora per me può stare libero. Ci vuole tanto lavoro, un’attenta scelta della genetica giusta e anche fortuna per ritrovarsi con un cane che rispecchia questo profilo. 

E poi un cane, come una persona, apprende ed evolve il suo comportamento nel tempo: perché arrivi a saper stare al mondo ogni tanto deve anche poter sbagliare, esattamente come noi. Ma già c’è poco spazio per l’errore umano, figuriamoci per quello di un animale. E poi abbiamo così tanta necessità di regolamentare tutto, annullando le differenze individuali, che c’è davvero tanto senso di compressione. Ci riempiamo tanto la bocca con la meritocrazia, ma poi non creiamo degli spazi di apprendimento che siano sufficientemente ampi da accogliere anche la sperimentazione e l’errore. E questo vale per tutti, non solo per i cani.

Forse l’aspetto più affascinante di tutta la questione è proprio quanto la relazione con Sorba mi stia trasformando e di come abbia ammorbidito certe parti di me. La nostra è una relazione in evoluzione, basata sull’amore, e ringrazio ogni giorno di averci dato questa possibilità. Ringrazio ogni giorno di essere diverso dal Luca di due anni fa, non migliore, non peggiore…diverso. Esplorare ogni Luca è forse la cosa più importante della mia vita, e sono solo all’inizio di questo viaggio con Sorba, sono pieno di entusiasmo per chi sarò tra qualche anno.

Nella foto, Sorba in uno dei miei luoghi d’infanzia. E’ un magnifico lago alpino. Un ecosistema che conosco in molte delle sue complessità. Le permetto di fare il bagno in quello specifico lago perché so perfettamente che non fa danni all’ecosistema, ma in altri laghi non le do la stessa libertà. Perché non è solo una questione di relazione ma anche di contesto, e la libertà richiede studio e comprensione.

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